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Parco Forlanini
Concorso Internazionale di Progettazione
LINEE GUIDA
Settore Parchi e Giardini
Alessandra Rossi.
Collaboratori: Tonoli Francesca, Vittoria Malattia, Alessandra Borgonovo.
Settore Pianificazione e Progettazione Urbana
Marino Bottini
Collaboratori: Daniela Cotta, Fazio Spagnuolo
Elaborati richiesti: - Planimetria generale dell'area con inserimento del progetto planivolumetrico in scala 1: 2000
- Planimetria generale con indicazione delle aree delle funzioni 1:1000
- Dettagli di porzioni del parco in scala 1:500 o 1:200 (piante - sezioni - prospetti- etc.)
- Prospettive, assonometrie o qualsiasi altra rappresentazione idonea a illustrare le scelte progettuali, in scala e tecnica libera
- Dettagli costruttivi utili alla comprensione dei materiali utilizzati, elementi architettonici, strutture arredi etc., eventuali tecnologie costruttive o impiantistiche innovative in scala libera
- Cd contenente rendering tridimensionale con animazione
- Una relazione composta da non più di 10 pagine (fronte retro) in formato A3
Area d'intervento: mq 3100630
Importo: € 47.365.800,00
POLITICA DI SVILUPPO DEL VERDE PUBBLICO
L’Amministrazione Comunale è attenta alla qualità ambientale ed urbana che si ottiene attraverso la
pianificazione degli spazi aperti e la formazione di un sistema “verde” in grado di trasferire qualità al contesto
nel quale si colloca. Iniziative pubbliche e private hanno contribuito alla riqualificazione del territorio milanese
e degli spazi pubblici attraverso la trasformazione delle aree industriali dimesse. La politica di sviluppo del
verde pubblico intende inoltre salvaguardare gli ambiti naturali e le aree agricole superstiti nell'intorno della
città attraverso la pianificazione di una "cintura verde" per Milano, passando dagli attuali 13.000.000 mq di
verde attrezzato a 20.000.000 entro il prossimo quinquennio. In questo programma d’interventi è inserito il
progetto per la realizzazione del Parco Forlanini la cui superficie complessiva sarà di 1.627.724 mq. La
dimensione eccezionale, per la Città di Milano, di questo parco, la cui superficie copre circa il 10% del verde
pubblico previsto entro il 2005, la complessità del progetto, il contesto in cui è collocato, la sua valenza
strategica nel programma di sviluppo del verde pubblico hanno de-terminato la volontà di indire un bando di
concorso internazionale al fine di ottenere la redazione di un progetto che soddisfi, nel miglior modo
possibile, le aspettative del Comune di Milano.
STATO DI FATTO
L’area del parco ha mantenuto le caratteristiche del territorio agricolo lombardo malgrado la crescita
d’insediamenti plurifunzionali eterogenei e di mediocre qualità architettonica collocati nell'immediato intorno.
La superficie d’intervento è stata ampliata oltre il perimetro del parco mediante l’inse-rimento d’ambiti
territoriali che garantiscano il collegamento verso Nord e Sud con la “cintura Est” e con la città, oltre la
ferrovia. Sono state inserite aree con destinazioni funzionali diverse affinché il progetto si inserisca in modo
più organico nel contesto urbano e gli ambiti preesistenti siano funzionalmente integrati al nuovo assetto del
parco. Il parco esistente ha una conformazione semplice, caratterizzata da viali asfaltati, grandi prati con
gruppi di piante monospecie. Il fiume Lambro, asse di collegamento della cintura Est dei parchi di Milano,
separa in due parti il parco; seppure inquinato è tuttavia un importante elemento naturale. Le rogge, di cui
permane il segno, sono un sistema d’irrigazione artificiale dei terreni agricoli, strutturano il disegno della
campagna lombarda. I campi arativi sono le aree di maggiore estensione del futuro parco Forlanini. Orti
abusivi si sono insediati in diverse zone del parco All’interno dell’area del parco sono localizzate undici
cascine, espressione dell’economia agricola e contadina del territorio lombardo, alcuni impianti sportivi, aree
del Demanio dello Stato originariamente destinate ad uso militare, il nuovo centro di prima accoglienza, un
centro raccolta cani abbandonati e un centro d’addestramento cinofilo della polizia; inoltre alcune funzioni
che hanno portato degrado quali gli autodemolitori e attività produttive minori collocate in edifici precari.
INDICAZIONI PROGETTUALI
Il progetto deve valorizzare la percezione di questo spazio aperto dalla dimensione eccezionale, in
contrapposizione alla densità edilizia tipica della nostra città. In relazione alla frammentarietà e diversità del
contesto su cui si affaccia il parco sembra logico ricercare la definizione di un "bordo" a protezione e
salvaguardia dagli elementi di disturbo, fascia e ambito del parco che si pone in relazione diretta con il
contesto. In questo modo le aree periferiche del parco e gli spazi contermini, non costruiti della città,
vengono ridisegnati mettendo in relazione l'ambito naturale con il tessuto urbano. "Bordo" dove, per
consentire la percezione dello spazio centrale aperto e unitario del parco, si concentreranno le funzioni e gli
ambiti organizzati e strutturati, spazi facilmente accessibili, a diretto contatto con l'edificato e le esigenze del
quartiere. La presenza di campi coltivati in gran parte delle aree ha suggerito, per la caratterizzazione
paesaggistica del progetto, il recupero di “eco-sistemi” e associazioni bota-niche tipiche di questa regione. Il
disegno dovrà riproporre e interpretare i temi della campagna lombarda nella sua connotazione agricola e
naturale, dove la scelta delle associazioni botaniche riprenda quelle tipiche della pianura padana per gli
ambiti più naturali del parco, mentre nelle parti più disegnate, a diretto contatto con l'ambiente costruito della
città, potranno essere utilizzate specie non necessariamente indigene. Reinterpretando i modelli
dell’ambiente naturale è possibile inserire nel parco boschetti, aree naturalistiche didattiche, punti di sosta e
di osservazione dell'avifauna. L’acqua, elemento importante nel disegno e nello sviluppo economico della
città, viene reintrodotta dal progetto attraverso la rinaturalizzazione degli argini del fiume Lambro, la
riapertura delle rogge e la riqualificazione delle sponde del laghetto esistente; in questo modo è possibile
realizzare esempi di ecosistemi delle acque e della campagna in generale; temi da sviluppare nella parte
centrale del parco, al di là del bordo strutturato. Il nuovo parco deve prevedere l’integrazione della parte
preesistente in un disegno complessivo, riorganizzando i percorsi, le funzioni e gli spazi a verde attrezzati,
coordinandoli al progetto generale. I lati che delimitano il parco sono differenti tra di loro sotto il profilo
funzionale e di destinazione d’uso, nella conformazione del tessuto urbano, nelle tipologie architettoniche e
periodo di costruzione. Il progetto deve trovare delle soluzioni formali e funzionali alle connessioni con il
contesto al fine di dare omogeneità e ordine all’intervento, pur nella diversità dell’intorno su cui si affaccia il
parco, definire gli accessi al parco, le relazioni con il costruito, i collegamenti con i parchi di cintura Est e
l’Idroscalo, mitigare l’impatto delle infrastrutture e di alcuni insediamenti difficilmente integrabili. Nel parco vi
sono elementi naturali e infrastrutture che ne caratterizzano e condizionano l’uso e la percezione; il progetto
deve trovare soluzioni ade-guate per mitigare l’impat-to negativo della tangenziale e del rilevato ferroviario e
valorizzare il fiume Lambro, come elemento naturale, forte, sul quale si costruisce la “cintura Est” di Milano.
Le funzioni da prevedere, a scala di quartiere e a scala metropolitana, devono offrire un ampia gamma di
scelte, differenziate tra attività ricreative più strettamente legate al rapporto con la natura e attività per il
tempo libero come il gioco, lo sport, lo spettacolo, ecc.. Le attività di utilizzo quotidiano degli abitanti della
zona, possono essere collocate anche nelle aree residuali localizzate sui bordi dell’area d’intervento
consentendo una reale cucitura tra il costruito e il parco. Le funzioni legate al rapporto con la natura, da
introdurre nella parte centrale del parco, si pongono come valore aggiunto alle attività per il tempo libero
praticate solitamente. Il sistema dei percorsi, consente la ricucitura di questo brano di città, collegando con
una rete di strade ciclo pedonali e strade parco i quartieri posti nell’intorno, il parco Maserati con il parco
Monluè, la città con il comune di Segrate, ponendo concretamente le basi per la realizzazione di una
porzione della “Cintura Est “. I nuovi parcheggi, localizzati in corrispondenza degli ingressi al parco ed
integrati alle attività presenti nell’intorno, nella scelta delle specie botaniche, nell’uso dei materiali e
nell’organizzazione distributiva dei posti auto e dei percorsi, si dovranno inserire nel disegno del paesaggio.
Attraverso il recupero di un’area residuale, posta tra via Cima e via Rubattino, e la costruzione di una
passerella ciclopedonale è possibile realizzare il collegamento tra il Parco Forlanini e il Parco Maserati. Con
l’acquisizione di aree inutilizzate della Socetà Serravalle, la creazione di un affaccio sull’area degli istituti
scolastici presenti che consentirà l’utilizzo dei loro impianti sportivi da parte del pubblico, il ridisegno degli orti
abusivi e delle sponde del Fiume Lambro, è possibile realizzare una nuova porzione di parco. Il progetto
comprende l’individuazione delle funzioni da collocare nelle cascine, quali il centro informazioni del parco,
una sede delle guardie ecologiche, punti di ristoro, centri ricreativi per bambini e ragazzi, laboratori integrati
all'attività didattica o extra scolastica, centri estivi, attività ricreative e per il tempo libero, scuola natura,
biblioteche, librerie e ludoteche; funzioni analoghe potranno essere pensate per gli adulti e gli anziani.
COORDINAMENTO
L’entità territoriale che si andrà a costituire sarà complessa e articolata, composta da interventi pubblici e
privati; è necessario definire un “sistema di riferimento” per la realizzazione di edifici, la ristrutturazione
dell’esistente, gli elementi di arredo, le recinzioni, i materiali costruttivi e le specie botaniche da utilizzare, al
fine di garantire un immagine unitaria.
NUOVI STRUMENTI URBANISTICI
Contestualmente alla realizzazione del parco si intende avviare un processo di trasformazione degli ambiti
costruiti e di recupero delle cascine private presenti nell’area, per tale ragione è in fase di redazione una
variante urbanistica che definisce le modalità d’intervento al fine di garantire la riqualificazione dell’edificato
in modo integrato al disegno e alle funzioni del parco.
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Il progetto per la riqualificazione e ampliamento del Parco Forlanini nasce da un concorso del Comune di Milano per valorizzare uno spazio molto esteso e in continuità con un’area a elevata densità edilizia.
La giuria ha selezionato fra i dieci finalisti il progetto del gruppo di Gonçalo Byrne - GB Architectos definendolo “un progetto di notevole interesse tanto per il carattere dello spazio generale del parco che per lo sviluppo di un vocabolario formale naturale nuovo, che rispetta certi aspetti del paesaggio lombardo”.
L’area di intervento comprende l’ambito urbano delimitato a Sud da viale Forlanini, dallo svincolo della Tangenziale Est e dal Parco Monlué; ad Ovest dalla cintura ferroviaria della tratta Rogoredo-Lambrate e dalla via Cardinal Mezzofanti; a Nord da via Corelli, dallo svincolo della tangenziale su via Rubattino e dal Parco Maserati; a Est dal Comune di Segrate con Novegro e l’Idroscalo.
Il “nuovo” Parco Forlanini passa così da 597.612 a 1.627.724 mq. Il progetto vincitore pensato da Byrne è un parco urbano in stretta relazione alla rete viaria periferica , tangenziale e trasporto pubblico, e ai punti di accesso pedonale, in modo da garantire una continuità funzionale con la città.
L’accesso principale al parco avviene da Ovest ed è caratterizzato dalla grande piazza di entrata, nella quale sono presenti le funzioni di controllo degli ingressi insieme ad un centro multifunzionale e i servizi alla ferrovia. A nord della piazza è previsto l’insediamento di attività ricreative attraverso una piattaforma su cui insistono strutture di ristorazione. A Sud è definito lo spazio dedicato a concerti e ad altre manifestazioni culturali.
Il parco é organizzato in aree di carattere ricreativo e sportivo, come ippica, golf,
minigolf, tennis, piscine, o con attività di carattere ambientale o culturale, orti, garden festival, cinema all'aperto, teatro, centri anziani, aree gioco e giardini tematici. Le aree destinate a attività ludiche sono sempre corredate con piccole attrezzature di appoggio,servizi igienici e bar, e sono situate nelle vicinanze dei parcheggi a lato degli accessi al parco. Il progetto prevede diversi programmi di recupero delle cascine, da convertire in centri di carattere culturale: Ciclo Center, Garden Festival, Club House Golf, Centro Spettacolo. Parallelamente vengono mantenute all’interno delle cascine private le attuali attività, nella prospettiva di riconvertirle a funzioni alberghiere.
Byrne ripropone e interpreta i temi della campagna lombarda nella sua connotazione agricola con una scelta botanica che riprende le specie tipiche della pianura padana. L'acqua rappresenta un elemento importante, infatti vengono ripensati gli argini del fiume Lambro, la riapertura delle rogge e la riqualificazione del laghetto esistente. Sono accolte nel nuovo progetto anche le aree agricole. Fra queste gli orti urbani, situati in varie zone del parco, in particolare nella porzione orientale, delineano il confine tra il
parco ed il territorio cittadino.
Dati tecnici
Zona di decentramento: 4
Superficie: 3.100.628 mq di cui 597.612 mq parco esistente e 1.030.112 mq area
di nuova progettazione
Accessi: viale Forlanini, via Corelli, via Cardinale Mezzofanti
Parco Forlanini, un'area verde per la città
Il progetto vincitore, firmato dall'architetto Byrne, prevede un enorme spazio verde con tanti spazi ad uso ricreativo
L'area ad est della città, compresa tra il rilevato Ferroviario e l'Idroscalo, è stata oggetto di un concorso indetto durante l'anno 2001 dall'Amministrazione Comunale di Milano.
Questo spicchio di città può essere considerato come una «grande soglia» verso i quartieri, che con un ritmo piuttosto regolare si dipanano da viale Argonne. Un vuoto urbano che può essere considerato come un immenso spazio teatrale dove attori appartenenti alla vita rurale e industriale sono alla ricerca di un dialogo in grado di riportarli nuovamente in scena.
Spesso si percorre viale Forlanini per raggiungere l'aeroporto di Linate. Al di là degli edifici adibiti a uffici e dei capannoni che si attestano lungo questa autostrada nella città si cela un grande spazio, non ancora edificato, a cavallo tra la città e la campagna.
Le ragioni che hanno risparmiato questa zona compresa a Nord e Sud rispettivamente dalla via Corelli e da viale Forlanini sono essenzialmente due: la presenza dell'ex aeroporto di Taliedo e del Parco Agricolo Sud.
Il primo aeroporto di Milano, civile dal 1928, si trovava nei pressi di via Mecenate e sarà trasferito nella vicina Linate durante gli anni Trenta; si sentiva l'esigenza di piste in calcestruzzo che permettessero l'atterraggio e la partenza di apparecchi anche di grosse dimensioni e impianti d'illuminazione razionalmente studiati che consentissero l'atterraggio notturno senza pericoli.
Invece, il Parco Agricolo Sud fu istituito più tardi, nel 1964, e da subito coinvolse gran parte dei comuni della bassa milanese cercando di attrezzare percorsi nel verde della cintura a Sud della metropoli, di recuperare i laghetti per uso sportivo e di valorizzare il patrimonio storico e culturale della zona protetta.
I vincoli imposti prima dall'aeroporto e poi dal Parco hanno fatto quindi in modo che questa zona rimanesse estranea alla speculazione edilizia e proteggesse, come in un abbraccio, degli organismi ancora oggi esistenti della cultura agricola lombarda. Sistemi di cascine-rogge-filari-campi sono qui presenti e taluni mantengono le forme originali del Catasto Teresiano.
Questo «vuoto» non è altro che la parte più urbana del Parco Agricolo Sud; il bando di concorso punta a un'espansione dell'attuale Parco Forlanini fino alla cinta ferroviaria e all'Idroscalo, cercando quindi di superare le due barriere fino a oggi considerate invalicabili: la Tangenziale Est e il fiume Lambro.
Il Lambro divide in due settori l'area e, nella storia, è stato fondamentale per lo sviluppo di questa parte di città. All'inizio del 1800 le prime industrie di laterizi si vanno a collocare in questa zona per sfruttare la forza motrice del fiume. L'area sarà presto occupata da molte attività e durante i primi anni del 1900, il Comune deciderà di utilizzare la zona a Oriente del quartiere Ortica per lo smistamento dei treni e il deposito delle locomotive. Ancora oggi sono qui presenti i resti di un'industria importante, l'ex Richard Ginori, che ha chiuso i battenti nel 1992 dopo essere stata acquistata da Ligresti, costruttore delle Torri per il terziario.
Numerose sono le attività che, come parassiti, si sono collocate ai margini di questo vuoto. La zona è molto accessibile, non solo grazie all'aeroporto, ma anche per la presenza delle vie Corelli e Forlanini, due arterie di fondamentale importanza per l'ingresso alla città.
Qui si fondono industrie, cascine, spazi per lo sport e il tempo libero come il Centro Sportivo Saini e il Centro Esposizioni Novegro. Il cuore di tutto ciò è l'attuale Parco Forlanini, un polmone verde dove «lo stare» assume una caratteristica originale: qui ci si riposa tra gli alberi ma, in questo «luogo dello stare», «l'andare» è continuamente ricordato dal rombo degli aerei.
Il bando di concorso ha come obiettivo principale la creazione di una vasta area verde, che consenta anche a Milano di raggiungere lo standard di verde pro-capite consigliato dalla Comunità Europea.
Al bando hanno risposto importanti studi di architettura e la giuria, il cui presidente era il M.to Emilio Tadini, ha proclamato vincitore l'architetto portoghese Byrne.
Uno dei problemi principali era il collegamento del Parco alla città. Alcuni dei finalisti eletti dalla giuria hanno pensato a un collegamento diretto tra il centro storico e il nuovo Parco Forlanini, attraverso la realizzazione di un parco lineare sull'asse Monforte - Argonne. In questo modo si unirebbero una serie di parchi urbani di differente dimensione collegati a bacini di utenza locale: i quartieri di Città Studi, viale Corsica, Ortica e Mecenate. L'appendice del parco lineare Monforte - Argonne diventerà uno degli spazi di verde pubblico collegati con il centro cittadino. Per dare un'immagine unitaria del parco urbano è spesso proposto un vuoto centrale costituito da aiuole, una radura che si contrappone ai filari d'alberi disegnati ai margini e leggermente rilevati. Ogni penisola sarà un'area verde a sé stante legata agli altri da un percorso principale e da una serie articolata di altre strade: ciclabile e footing. In riferimento ad alcune esperienze svizzere, si prevede la realizzazione di orti botanici organizzati come veri e propri spazi pubblici.
La chiesa dei SS. Achilleo e Nereo, che segna la fine della città, in realtà segnerebbe l'inizio di una vasta area verde, grande quattro volte il Parco Sempione, un nodo che introduce, a sua volta, alla scoperta di altre risorse naturali di Milano.
Alcuni progettisti prevedono, oltre alla realizzazione della nuova linea metropolitana, l'istituzione di una nuova linea tranviaria, un tram storico che collegherebbe l'Idroscalo con piazza Duomo, oppure di una funivia, che attraversando il parco, fornisca punti di osservazione privilegiati dall'alto. Quest'ultima proposta prende spunto dai parchi di fine Ottocento che utilizzavano questo metodo di trasporto per potere ammirare la natura da quote elevate.
Il progetto vincitore non prevede una funivia ma ha come elemento caratterizzante una grande piazza che collega la città al «grande vuoto». Questa struttura, dal forte carattere monumentale, si inserisce all'interno delle tracce campestri rimaste e si sovrappone a queste andandole a cancellare.
di Fabio Pelizzari e Stefania Redondi
Parco Forlanini: il progetto vincitore
Una divisione geometrica degli spazi si contrappone all'andamento irregolare del Lambro. Molte le aree ricreative
L'architetto portoghese Byrne interpreta il parco come un'opportunità per interagire, nelle relazioni delle persone con l'ambiente sia attraverso le attività proposte, sia attraverso le suggestioni che possono scaturire visitando il luogo.
La struttura generale è caratterizzata dalla sottolineatura del vuoto centrale che deriva dalla demarcazione dei bordi dove sono inserite la maggior parte delle attività. Il Lambro, che divide in due settori il parco, viene esaltato dal suo andamento regolare che si contrappone alla geometria di tutto il progetto. Il fiume, attraverso l'insediamento di un corridoio ecologico e di un sistema ciclopedonale lega con il Parco Maserati a Nord e la cascina Monluè a Sud, oltrepassando il limite del parco.
Il grande vuoto centrale accoglie funzioni per la maggior parte a carattere ricreativo mentre lungo i bordi sono ospitate aree con funzioni molto specifiche. Qui si trovano spazi per lo sport ma anche attività a carattere ambientale o colturale: orti, garden festival, cinema all'aperto, teatro, centri anziani, aree gioco e giardini tematici.
I giardini tematici sono un elemento importante per il Parco; si collocano sempre a ridosso di un ingresso a questa grande area verde, servito da parcheggio. Si possono considerare come organismi indipendenti visto che sono sempre circondati da zone gioco e piccole attrezzature di appoggio. Il tema generale dei giardini è il tempo e le relazioni possibili tra tempo e paesaggio. Differenti stagioni rendono percettibile il paesaggio del tempo, risvegliano le persone ai ritmi, ai cicli, alle trasformazioni che le circondano.
Si accede al parco in auto, con la linea del tram proposta che si collega a viale Argonne, con la futura linea della metropolitana ( la linea 4 che collegherà Linate a Lorenteggio), in bicicletta e a piedi; ad eccezione delle auto è possibile circolare all'interno del parco con tutti gli altri mezzi, oltre che a cavallo o con le canoe lungo le linee d'acqua.
L'elemento caratterizzante di tutto il progetto, quello che presenta maggiori dimensioni e che diventerà simbolo e emergenza architettonica di riferimento a tutta la zona è la grande piazza: punto di transizione che collega la città con l'area oggetto del bando di concorso. Collocata a Ovest ha come funzione principale il superamento del rilevato ferroviario e diventa elemento di collegamento tra la fitta maglia di isolati e il vuoto centrale di questa zona. La transizione si realizza attraverso un sistema di piani curvi e inclinati scolpiti nel piano orizzontale che caratterizza la pianura lombarda. Questo leggero movimento di transizione consente di ricavare un passaggio sotto il complesso sistema delle linee ferroviarie, e imprime un'unità paesaggistica formale che unifica l'insieme.
Sul lato Nord di questa entrata del parco sono state sistemate attività ricreative attraverso la creazione di una piattaforma su cui si appoggiano bar e ristoranti, a Sud si è prestato attenzione nei confronti delle preesistenze, la vicina Cascina Sant Ambrogio, il Gasometro e la Cascina Canavese, attraverso la modulazione del terreno che contiene anche un parcheggio coperto.
Recentemente è stata allestita una mostra all'Urban Center, in Galleria Vittorio Emanuele. Sono stati esposti i dieci progetti finalisti e il progetto vincitore. I cittadini si sono dimostrati interessati a questa zona ricca di contaminazioni e realtà apparentemente diverse tra loro ma con «l'essere città» che fa da trama. Si spera che questa vasta area verde non rimanga solo nell'immaginario collettivo, ma da semplice carta, si trasformi in una realtà godibile a tutti.
Il parco venne realizzato negli anni 1967-70 su progetto degli architetti Mercandino e Beretta, con l'idea di creare un grande spazio verde per l'utilizzo sportivo e ricreativo. Inizialmente avrebbe infatti dovuto coprire un'area di circa 2.500.000 mq e contenere anche piscine e campi da hockey, ma la realizzazione dell'aeroporto di Linate ne ridusse le dimensioni a 750.000 mq. Il Parco, a pianta irregolare, è formato da vasti prati, circondati da filari di alberi e da numerosi viali e vialetti. Nella zona di nord-est ospita il Laghetto Salesina, alimentato sia da acque di falda che meteoriche, che grazie all'abbondante vegetazione di tipo latifoglia delle sue sponde, rappresenta un ottimo habitat per pesci e uccelli acquatici.
Il Parco ha anche una certa rilevanza storico-archeologica, includendo al suo interno un mulino, detto Codovero, e un gruppo di antiche cascine. Fra queste vi è il nucleo rurale della Cascina Cavriano, posto sul lato nord, di cui si hanno notizie già nel 1014. La cascina fino agli anni '70 del secolo scorso era di proprietà dell'Ospedale Maggiore, di cui conserva ancora l'emblema una colomba con ramoscello d'ulivo posto su di un portico seicentesco a tre arcate. Poco distante è la Cascina Sant'Ambrogio, che ingloba i resti della parte absidale di una piccola chiesa romanica del trecento. Adiacente al Parco, infine, è il grande Centro Sportivo Saini, molto ben attrezzato e dotato di piscina.
Oggi, dopo anni di attesa, si sta finalmente concretizzando un progetto di ampliamento del Forlanini per portarlo alle dimensioni originariamente previste. La tangenziale che attraversa il parco smembrandolo in due settori rappresenta però un problema per l'integrità dello stesso.
La Cascina S. Ambrogio
La Cascina Sant'Ambrogio, in via Cavriana, è un nucleo rurale che ha inglobato i resti di una piccola chiesa romanica tardo trecentesca, di cui si conserva la parte absidale. La chiesetta, già raffigurata nella mappa della Pieve di Segrate come un piccolo edificio religioso, orientato est - ovest, di proprietà delle monache di Santa Redegonda. Un'ala, probabilmente monastica, si innesta ortogonalmente all'altezza del transetto. Al di là di uno spazio aperto si distingue un altro edificio, di fianco al quale passa la strada di collegamento con l'abitato di Cavriano. Il Catasto lombardo - veneto mostra inalterato il nucleo religioso. Dopo la metà dell'800, demolita l'ala monastica e la chiesa ad eccezione dell'abside, la Cascina viene edificata nelle forme attuali. È composta da un lungo fabbricato di abitazione, con lesene e archi in cotto, che termina con l'emiciclo dell'abside, ripartito da pilastrini in rilievo e coronato da una cornice ad archetti. Sul corpo principale si innesta un secondo edificio che contiene depositi e abitazioni. Altri due rustici ospitano la stalla con il fienile e un deposito. In conseguenza dell'utilizzo dell'abside come ghiacciaia tra la fine del secolo scorso e l'inizio del '900, gli affreschi interni, visibili in precedenza, sono stati irrimediabilmente danneggiati. In mediocre stato di conservazione, è attualmente in affitto ad uso agricolo.
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